Tu sei qui

Attorno a una vita: Maria Balzarini Roda

La canzone nasce insieme all’uomo e alla sua necessità di esprimere l’intera soggettività per farla universale mediante un atto di comunicazione e partecipazione […] da allora ciò persiste nella Tradizione popolare, allo scopo di rendersi più forte di fronte alle forze contrastanti che opprimono la sua vita. Victor Jara

Gli uccelli cantavano, i prolet cantavano, il Partito non cantava. Da per tutto il mondo, a Londra, a New York, in Africa e nel Brasile, e nelle terre misteriose e proibite oltre la frontiera, nelle strade di Parigi e di Berlino, nei villaggi delle interminabili pianure russe, nei bazar della Cina e del Giappone … da per tutto si levava quella stessa invincibile figura, resa mostruosa dal lavoro e dai parti, morta di fatica e tuttavia ancora col canto sulle labbra […] i prolet sapevano mantenere in vita il corpo e trasmettere la dottrina segreta del due più due che fanno quattro. George Orwell

Non è raro trovarsi, imbattersi in vicende di repressione contro il canto, oppure di canto contro la repressione: nel 1890 l’anarchica imolese Palma Golinelli canta dalla finestra gli impiegati del governo o son ladri o fan la spia, vigliacca la polizia: tre giorni di carcere; così come anarchiche romane nel 1908 dopo una sentenza di condanna contro diversi anarchici intonano Siamo anarchici e siam molti / E la vostra infame legge / Non ci doma né corregge / Non ci desta alcun timor! dentro al palazzo di disgrazia e ingiustizia.
Del resto diversi canti anarchici, anche quando “adattati”, erano patrimonio del curvo canto delle mondariso come il “Vieni o Maggio” di Pietro Gori, benchè qua nella bassa bolognese era più probabile che le proletarie cantassero, però in dialetto: Quando siamo là in mezzo / tutte le bestie ci vengono a beccare / ci guardiamo in viso e dai lati / sembriamo tutte anime dannate / preti e frati alla carriola, o altre strofe sul genere.

Dopo questo preambolo dell’arte non cortigiana che esprime la vita partiamo con la nostra storia.

Nel 1854 a Como nasce Cesare Balzarini Roda, che possiamo ipotizzare riesca a rendersi alfabeta frequentando le prime classi, per poi essere “destinato” a uno dei tanti impianti tessili della zona come operaio. Si sposa giovane con Teresa Parravicini, e assieme hanno quattro figlie, che secondo l’anagrafe sono Elisabetta (1877 – Maria?), Paolina (1878), Marta (1880), Adele (1881).
Non sappiamo esattamente quando, ma la moglie Teresa muore ancora giovane, lasciandolo vedovo con le 4 bambine. Nel 1888 Cesare risulta abbonato a un periodico anarchico e secondo gli sbirri è uno dei più accaniti eccitatori a Como dello sciopero dei tessitori, per il quale nel novembre 1888, da Milano, sono venuti operai anarchici per creare dannose agitazioni, scrive la Gazzetta di Como. In seguito a questo sciopero si costituisce la Lega di Resistenza provinciale fra operai e operaie che in breve raccoglie 23 sezioni e 2.000 operai/e.

Per questa attività Cesare subisce un processo, che verrà amnistiato, ma poi ne subisce altri due per manifestazione sediziosa e oltraggio a funzionario di P.S. Inoltre, secondo il prefetto di Como, la sua casa è utilizzata sia per le riunioni sia per luogo di rifugio ed è fra i più pericolosi anarchici per audacia e astuzia.

E fosse solo quello: allevò le sue figlie con i suoi sentimenti spingendole quindi a cantare sulla strada le canzoni anarchiche. Dica quello che vuole il prefetto, ad ogni modo in seguito al suo attivismo sindacale, Cesare perde il posto di lavoro e i padroni coalizzati non danno adito a trovarne altro, quindi diviene oste, e nel 1891, nonostante il rigore tenace e continuo della Pubblica Sicurezza a suo riguardo, trova modo assieme ai compagni comaschi di far sventolare sull’orizzonte bigio invernale bandiere anarchiche nell’anniversario dell’Undici Novembre.
E anche Maria, giovanissima, fa la sua parte. Subisce a Como il suo primo processo: ella strappò la sciarpa tricolore a un delegato di pubblica sicurezza, scriverà successivamente di lei “L’Eco di Bergamo”, un periodico cattolico che oggi definiremmo lefrebvriano.
In seguito Maria si sposta a Milano, ove, anche tramite la conoscenza di Sante Caserio, tra il 1891 e il 1892, aderisce a un gruppo anarchico, e sembra che proprio a Milano a metà del 1891 conosca l’anarchico spagnolo Pedro Esteve e forse anche Errico Malatesta. E ha solo 14 anni!
A Milano, oppure in provincia, sia lei che Sante Caserio hanno per maestra la poetessa socialista rivoluzionaria Ada Negri, che così descriverà lo scenario del suo primo incarico di insegnante a Motta Visconti, paese dove è nato Sante:
tutto vi è chiuso ermeticamente, anche il volto della direttrice […]Il Collegio: dove ci si alza a suon di campana, s’entra in classe a suon di campana, si va a tavola e si recitano le preghiere a suon di campana: dove non si è mai soli, mai mai, nemmeno a letto: perché ogni maestra ha l’obbligo di dormire in una camerata nella quale si trovino almeno dieci ragazze. E nemmeno pensare si può: perché la direttrice Colomba ghermisce, con gli occhi di cui nessuno sa dire il colore, anche i più segreti pensieri. Bisognerà lasciarsi distendere su quegli spirituali cavalletti della Santa Inquisizione: divenire una specie di prigioniera, con il gesto rigido, l’anima torpida, la volontà cancellata: avezzar le narici a quel puzzo di rinchiuso, fasciare i garretti all’anima perché non scalpiti.

Scalpiteranno molto le anime di Maria e di Sante; intanto Cesare Roda chiude l’osteria a Como e nel febbraio 1892 si prepara, secondo la polizia elvetica, ad aprirne un’altra a Lugano.
In aprile il Questore milanese dirama istruzioni ai vari ispettori di P.S.:
il canto degli inni anarchici costituisce il reato di cui all’art. 247 Cod. Pen. perché con tal fatto si eccita all’odio fra le classi sociali e cioè della classe dei lavoratori contro quella degli abbienti e delle persone d’ordine. […] prevenire i canti sediziosi, che da qualche giorno si vanno nelle ore della sera ripetendo da un gruppo di anarchici di questa città.”
Sono anni particolari e intensi questi per l’anarchismo milanese, che si avvale tra l’altro della presenza in città di Pietro Gori. Questa consistente attività porta a livelli molto alti la repressione.
A settembre perfino il rettore dell'orfanotrofio maschile di Porta Vittoria procede al sequestro di opuscoli e periodici, in gran parte anarchici, e a diverse espulsioni dall'Istituto.
Ai primi di ottobre diverse decine di anarchici fanno un corteo che dal centro si sposta verso Porta Ticinese e man mano aumenta di consistenza: a Porta Genova - dove ha la sede il gruppo di Sante Caserio - sono circondati dalla polizia che esplode in aria colpi di rivoltella e ne arresta una quindicina, e tra questi anche Maria.
Il processo si tiene per direttissima con le imputazioni di avere incitato alla disobbedienza alla legge e all’odio fra le classi sociali in modo pericoloso alla pubblica tranquillità col partecipare a una processione che percorse le vie cantando il noto inno anarchico che ha per ritornelli “Morte al papa e al re – Viva l’Anarchia – Pugnaliamo l’odiato borghese”.

Maria Roda risulta avere 15 anni, sarta, tessitrice.
Probabilmente il canto incriminato è l’Inno dei lavoratori che ha questo ritornello:
Siam tutti unanimi / Giuriamo per la fè / Evviva l’Anarchia / E morte al papa e re.
Vari giornali riportano nelle loro cronache il processo:
Sono tre le anarchiche arrestate per aver partecipato a ribellioni anarchiche - riporta La Stampa di Torino – ma molte altre ve ne sono disseminate nei vari rioni […] Ieri ne vidi a processare due: la prima, certa Roda Maria, non aveva che 15 anni; una bellezza originale per fierezza ed energia;capelli neri e ricciuti; occhi scintillanti di vivacità; profilo aggraziato, denti bianchi, figura snella e simpatica. Il gesto vibrato; la parola disinvolta e spregiudicata. Malgrado la sua giovane età può già vantare una condanna subita a Como […] E ieri la condannarono a tre mesi di carcere ed a 50 lire di multa per aver partecipato alla dimostrazione anarchica avvenuta sere sono fuori di Porta Ticinese. Il suo contegno all’udienza era qualcosa di sbalorditivo: fissava i magistrati con sguardo provocante e rispondeva con tono insolente. Il presidente del Tribunale, un uomo più che timorato di Dio, a un certo punto stanco delle predicazioni anarchiche ch’essa andava facendo, osò dirle:

  • Ma cosa seguitate a parlare d’anarchia,mentre non sapete neppur cosa sia?

  • Allora – rispose spavaldamente la Roda – me lo insegni lei.

Una guardia di P.S. fece una deposizione contro di lei.

  • Avete qualcosa da obbiettare? – le domandò il presidente.

  • Compatisco la guardia perché è anche lui un miserabile, cui tocca stare attaccato alla pagnotta …

E quando le fu domandato, prima che il Tribunale si ritirasse, se avesse qualcosa da aggiungere, esclamò: - Niente, perché tanto sarebbe inutile.
Questo il resoconto fatto dalla Stampa, ne esiste uno simile scritto da Zo D’Axa, queste le parole che abbiamo scelto di riportare dall’Eco di Bergamo:
Noteremo però che le fanciulle che si danno all’anarchia non sono quelle che vengono allevate cristianamente e frequentano le scuole e la conversazione delle monache […] l’anarchia è effetto dell’oblio del cristianesimo […] andranno risorgendo ed allagando di nuovo la terra tutte le multiformi mostruosità del paganesimo, che il Cristianesimo solo ha estirpato dappertutto, dove venne accolto e professato.

Dal periodico anarchico La Favilla di Mantova:
La buona Maria coi suoi riccioli di capelli corti e i suoi occhi neri saettando fuoco destava una strana attraenza. Essa fissava insolentemente ed ironicamente i signori del Tribunale, e quando parlava le sue frasi brevi erano incisive ed assolute!

  • Cosa parlate voi d’anarchia, borbotta il presidente, voi non sapete cosa sia!

  • Allora, voi l’avete studiata l’Anarchia. Essa dunque esiste! Me l’insegnerete?

[…] colla sua aria di sfida continua a perseguitare con un’ironia felicissima la lunga sequela dei testimoni d’accusa! Essa ha una risposta per ciascuno! […] Nell’età in cui le altre abbandonano la bambola, nell’età in cui le figlie dei borghesi cominciano a far l’amore col piccolo cugino o con qualche vecchio amico di casa, così si son mostrate le sorelle dei nostri compagni di Milano!

Il prefetto di Como non può che annotare nel fascicolo che una delle figlie di Cesare Roda si rese celebre nei processi di Como e di Milano.
Lo stesso Cesare Roda nel gennaio 1893 e' a Paterson, negli Stati Uniti: si decise finalmente a partire per l’America, scrive il prefetto, aggiungendo: è uno dei più pericolosi anarchici per il suo carattere violento. È in relazione coi correligionari dell’Estero e d’Italia. Attivissimo nella propaganda, frequenta anche tutte le riunioni e conferenze pubbliche.
Il 3 marzo Maria parte da Genova diretta a New York, il suo viaggio e' segnalato dal ministero dell'Interno a quello degli Esteri, e da questi al consolato di New York.
In aprile e' a Paterson, dove, il 15 Aprile, assieme ad altri compagni parla nel Circolo di Studi Sociali sulle “condizioni dell’operaio all’estero”.
Negli Stati Uniti, Maria, entra subito in contatto con la redazione del periodico anarchico di lingua italiana che si pubblica a Chicago/ New York: Il Grido degli Oppressi; per il quale sottoscrive, e in questo periodo si accompagna sentimentalmente all’anarchico spagnolo Pedro Esteve, anche lui giunto a Paterson.

Nell’aprile 1894 un suo articolo – Che cosa vogliono gli anarchici - appare sul Grido degli Oppressi: … Gli anarchici in primo luogo, vogliono la scomparsa dell’autorità, della proprietà individuale, della religione, e della famiglia per sostituire all’autorità, l’indipendenza relativa, ossia fino al punto di non nuocere agli altri. Alla proprietà individuale, quella comune, o meglio patrimonio sociale, senza tutori speciali: che maneggiano gli affari altrui. Alla religione, la scienza, il progresso, quella potente arma che sradica i pregiudizi inculcati da quel vento pestifero religioso che da secoli incretinisce ed impedisce al cervello umano la sua marcia trionfale. Alla famiglia attuale che trovasi basata sull’interesse sostituirci quella basata sull’amore reciproco, ove i figli saranno educati e custoditi dall’intera comunità. In secondo luogo gli anarchici vogliono possedere gli attrezzi necessari per lavorare i campi e nelle manifatture, le macchine triplicate, studiare in maniera che i lavori più penosi e pericolosi, siano fatti dalle macchine acciochè il lavoro diventi più piacevole che sia possibile. Inoltre vogliono il libero scambio per non cercare occasione a chichessia di alzarsi al disopra degli altri […] vogliono un esistenza migliore, perché nel mondo il posto vi è per tutti, e tutti dobbiamo prendere parte al gran banchetto della vita.
[…] per voi odiati spogliatori, ladri e assassini la condanna è scritta, e ad onta delle vostre forche, delle vostre manaie, del vostro patrio piombo, e delle vostri infami leggi, non c’impedirete di rovesciarvi nel fango donde siete venuti.

“Veste semplice, di portamento disinvolto, di bell’aspetto, ora è in America” annotano gli sbirri milanesi che la schedano. Nell’agosto 1894 - secondo i dati in nostro possesso - nasce la prima figlia di Pedro e Maria: Violet. Nello stesso agosto Sante Caserio, a cui ardea nella pupilla delle vendette umane la scintilla, è ghigliottinato per aver ucciso Carnot, presidente francese.

Il sedici d’agosto / Sul far della mattina / Il boia avea disposto / L’orrenda ghigliottina si canterà fra il popolo per decenni. Il giorno dopo l’agitatrice anarchica Emma Goldman è rilasciata dal carcere:

L’esperienza più strana mi capitò alla riunione organizzata per festeggiare la mia scarcerazione, che ebbe luogo nel teatro Thalia. La sala era affollata; molti noti esponenti dei vari gruppi sociali di New York, uomini e donne, erano venuti a celebrare l’evento.
Io sedevo immobile e taciturna, come istupidita. […] Il pensiero tornava sempre a Blakwell Island […] Mi alzai in piedi, mi avvicinai alle luci e vidi il pubblico che si alzava a sua volta per salutarmi. Poi tentai di parlare: mossi le labbra, ma non ne uscì alcun suono. […] Mi sentii svenire e mi rivolsi a Maria Louise con aria supplichevole. A voce bassa, per timore che gli altri udissero, la pregai di spiegare al pubblico che non mi sentivo bene e che avrei parlato più tardi.
Non mi era mai accaduto di perdere il controllo di me stessa o di restare senza voce, e la cosa mi spaventò. […] Improvvisamente giunse nel camerino il suono di una bellissima voce. Parlava una lingua che non conoscevo. “Chi sta parlando adesso?” domandai. “è Maria Rodda, un’anarchica italiana. Ha solo sedici anni ed è appena arrivata in America”. La voce mi elettrizzò e volli vedere l’oratrice. Mi avvicinai alla porta che dava sul palco. Maria Rodda era la creatura più meravigliosa che avessi mai veduto. Era una ragazza di media altezza; la testa, ben formata e coperta da folti riccioli neri, spiccava come un giglio sul collo esile e slanciato. Il viso era pallido, le labbra rosse come il corallo, ma ciò che più colpiva erano gli occhi: grandi, scuri come carboni e illuminati da una luce interiore.
Come me, la maggior parte del pubblico non capiva l’italiano, ma la strana bellezza di Maria e la musica delle sue parole suscitavano un senso di tensione e di entusiasmo nell’assemblea.
Per me, fu come un raggio di sole.
I fantasmi svanirono, il peso della prigione scomparve. Mi sentii libera e felice, tra amici.
Parlai dopo Maria. Di nuovo il pubblico si alzò in piedi, come un solo uomo, e mi applaudì.
Sentivo che la reazione dei presenti alle mie esperienze carcerarie era genuina e spontanea, ma non mi feci illusioni; intuitivamente sapevo che erano state la giovinezza e la bellezza di Maria ad affascinarli, e non le mie parole. Eppure anch’io ero giovane – avevo appena venticinque anni – ero ancora attraente, ma al confronto con quel fiore meraviglioso mi sentivo decrepita. Le vicissitudini e i dolori del mondo mi avevano resa più matura della mia età; ero vecchia e triste. Mi chiesi se un nobile ideale, reso ancora più fervido dalla prova del fuoco, potesse competere con la giovinezza e con la bellezza.
Dopo la riunione, alcuni compagni si ritrovarono nel locale di Justus.
C’era anche Maria, e io ero ansiosa di sapere tutto sul suo conto.
Pedro Esteve, un anarchico spagnolo, fungeva da interprete.
Seppi dunque che Maria era stata compagna di scuola di Sante Caserio e che la maestra di entrambi era stata Ada Negri, l’ardente poetessa rivoluzionaria. Tramite Caserio, Maria, appena quattordicenne, era entrata in un gruppo anarchico. […] Subito dopo la scarcerazione era partita per l’America insieme alla sorella più giovane […] Maria sentiva di poter fare molto per i suoi compatrioti negli Stati Uniti. Mi pregò di aiutarla, di farle da maestra. L’abbracciai forte, come per proteggerla dai colpi crudeli che sapevo, la vita le avrebbe inflitto.
Sarei stata la sua maestra, la sua amica, la sua compagna. L’invidia cocente di un’ora prima era svanita.

Nel luglio 1895 a Paterson giunge anche il cavaliere errante dell’anarchia, Pietro Gori, trascorrendovi circa 3 mesi.

Nell’ottobre 1896 nasce il secondo figlio, Peter, e pochi mesi dopo anche la sorella di Maria, Adele (a 15 anni!) pubblica, sulla Questione Sociale, un articolo – Riflessioni di un’operaia - dedicato all’anno passato.
Il padre Cesare è sempre attivissimo anche a Paterson, è socio del gruppo “Diritto all’esistenza” -costituitosi nel novembre 1893 – che nel 1897 aderisce al manifesto astensionista pubblicato in Italia:
se aspettate che la borghesia vi faccia delle concessioni grazie a qualche lavoratore che riuscirete a mandare al parlamento, non otterrete nulla. E vi mostrerete tanto indegni quanto incapaci di conquistare la libertà ed il benessere votando per un socialista quanto votando per un borghese o per un prete, recita il testo.

Prende anche la parola in contradditorio con il socialista Bernardino Verro alla Mazzini Hall ed è tra i sottoscrittori abituali - spesso assieme alla figlia Maria - del periodico anarchico di lingua italiana La Questione Sociale, stampata dallo stesso Esteve che ne è tipografo e per certi periodi anche redattore, così come anche del periodico in lingua spagnola El Despertar.

A settembre nasce un’altra figlia a Maria e Pedro: Sensitiva.

È comunque un periodo di grande attività per Maria che a vent’anni pubblica sulla Questione Sociale un altro articolo, teso a consolidare l’esperienza collettiva delle anarchiche di Paterson. Lo riportiamo per intero:

Alle Operaie.
Compagne: è oramai tempo che anche noi ci agitiamo, ci organizziamo per provare al mondo che ci accusa, che anche noi siam capaci a qualche cosa. Facciamo conoscere al uomo, che impedisce ogni nostra volontà, che non ci permette di pensare a modo nostro, di agire secondo il naturale nostro impulso, ma ci considera molto al di sotto di lui, imponendoci sia la sua autorità di padre, sia quella di fratello, sia a quella di marito, e come tale si crede più forte e ci calpesta, ci opprime, e tal volta la mano pesante di lui perquote la nostra guancia, e noi quali più deboli dobbiamo sottostare a tutti, noi siamo fatte oggetto di piacere che vogliamo noi pure goder dei nostri diritti, della nostra libertà.

Io sentii l’uomo, e voi pure compagne lo sentiste, dire che noi non sappiamo che fare dei pettegolezzi, che siamo linguacciute, che noi non ci occupiamo che di mode e di gingilli,

ma che siamo incapaci a comprendere le cose serie, che noi non prendiamo a cuore le miserie della società, che noi non ci curiamo di combattere le infamie d’una casta che ci danna al dolore ed alla fatica. Si dice che noi siam frivole, siam deboli, che siamo incapaci a sostenere la lotta contro questa infausta società, che noi non sappiamo comprendere l’ideale anarchico.

Ma tu non pensi o uomo, che tu sei la sola causa della nostra debolezza, del nostro poco sviluppo intellettuale, perché tu solo c’impedisci d’istruirci, e che le tue accuse sono calunnie, e tu dovresti invece insegnarci ciò che ignoriamo, tu dovresti incoraggiarci e spingerci vieppiù alla lotta pel bene di questa umanità oppressa, tu dovresti istigarci a far sempre più valere i nostri diritti, mentre invece ti fai un vanto di mantenerci nell’ignoranza, di trattarci come sue schiave.

Addimostriamo, compagne, che invece anche noi siam capaci a qualche cosa,

che anche noi sentiamo l’onta di questa società infame che anche nel nostro cuore sorge l’idea della rivolta, perché siamo stanche delle ingiustizie di cui siamo vittime, perché vogliamo noi pure abolito il servaggio, perché vogliamo sorgere a libertà. Noi, noi pure, vogliamo abolire i pregiudizi che il clero ha saputo radicare nel cuore e nel cervello dei padri nostri; noi pure vogliamo la libertà e l’eguaglianza.

Anco noi abbiamo un cuore che palpita, che soffre alla vista di tante miserie, ed i dolori delle masse lavoratrici si riperquotono in noi pure. Chi, chi conosce le miserie più della donna? Oh! ditelo voi, o madri, che allevaste i vostri figli, quante ansie, quanti tormenti avete provati.

Dite, dite quante notti insonni avete trascorso per lavorare onde nutrirli. Dite, dite il dolore che provaste voi a cui questa società vi strappa i vostri giovani figli, su cui vegliaste con tanta amorosa cura. Ditelo voi quanto soffrite allorchè vi è dato conoscere qualcuna delle infamie che la borghesia compie ognora a danno dei proletari!

Ed è appunto perché sentiamo e soffriamo che noi pure vogliamo immischiarci nella lotta contro questa società, perché anche noi ci sentiamo nate per esser libere, per esser uguali.

A tale scopo abbiamo fondato in Paterson un gruppo di compagne che si propongono di propagare fra le lavoratrici la sublime idea del Socialismo Anarchico, e speriamo poterne ricavare un buon profitto e vedremo quanto prima aumentarne il numero.

Il Gruppo Emancipazione della Donna comincia la sua attività sottoscrivendo 5 dollari alla Questione Sociale e organizzando la tombola nella festa della frutta alla Mazzini Hall a beneficio della propaganda anarchica, tombola che frutta circa nove dollari: in premio un ritratto a pastello a grandezza naturale di Sante Caserio.

Nel 1898 a Londra si costituisce un Comitato Internazionale Femminile contro la reazione in Italia, un rinnovato protagonismo di genere vivacizza il movimento anarchico, a Parigi un gruppo di anarchiche pubblica L’Action feministe.

In questa atmosfera anche Pedro Esteve tiene conferenze su “La donna e i figli nella futura famiglia” riconoscendo che la donna è più oppressa dell’uomo. Cominciano a formarsi gruppi anarchici di genere di lingua italiana anche negli Stati Uniti, uno di questi – Louise Michel – a Spring Valley. Il 12 agosto 1899 giunge negli Stati Uniti, atteso, Errico Malatesta, che si reca subito a Paterson dove prende alloggio presso Maria e Esteve, e qua lasciamo la parola allo storico Nunzio Pernicone:
“Paterson offriva diversi vantaggi come base operativa. Conosciuta come la capitale mondiale della seta, alla fine del secolo ospitava una rigogliosa comunità di circa diecimila italiani, dei quali il 60% trovava impiego negli oltre duecento setifici e nella mezza dozzina di tintorie della città. Essi provenivano principalmente da città del centro-nord, come Biella, Vercelli, Prato e delle località circonvicine, la maggior parte dei quali aveva esperienza nell’industria tessile, erano impiegati come tessitori, mentre quelli di Como, esperti nella produzione della seta, erano impiegati in grosse manifatture come tintori. […] Con un numero di membri che oscillava fra quaranta e cento […] il Gruppo Diritto all’Esistenza era eccezionalmente numeroso”.

Dopo essersi presumibilmente incontrati tutti e tre nel 1891 a Milano, Esteve, Maria e Malatesta si ritrovano cosi' a Paterson. Cesare Roda nel dicembre 1899 è tra le decine di firmatari di un comunicato contro l’ex redattore della Questione Sociale Giuseppe Ciancabilla in seguito alle polemiche su organizzazione e non organizzazione all’interno del gruppo editore della Questione Sociale, sulla quale nel settembre 1901 Maria Roda pubblica un altro articolo:

Alle Madri.
Seduta sulla verde zolla di un praticello i miei occhi fissavansi sull’azzurro del firmamento riflesso nella limpida acqua del lago.
Come bella e sorridente si mostrava la natura! Oh! Non occultava la sua sincerità, né la sua attrattiva. Intanto il mio pensiero vagava. Perchè questo mondo bugiardo e astuto nasconde le verità istintive e proclama le grandi menzogne?Perchè del piacere di tutti ne vuol fare il dolore dei molti? Perché il sorriso degli uni produce le lagrime negli altri?
Riflettendo a questo non mi davo conto della graziosa risatina che partiva poco lungi da me, confondendosi colla brezza di quel purissimo ambiente, quando un gemito che fece eco nel mio cuore mi ritornò alla realtà dei miei pensieri. Oh, sì, quel gemito della bambina mia, che rotolandosi sull’erba si era punta con una spina, me la fece stringere al mio seno per soffocare i suoi lamenti e asciugare le lagrime che scorrevano sul suo visino, risvegliando nella mia memoria il ricordo di ciò che soffrono tantissime madri nel vedere i cattivi trattamenti, i dolori, le privazioni, i pericoli a cui sono esposte le loro creature, i loro figli, ai quali con gioia han consacrato la loro esistenza.

Sì, madri affettuose, volgiamo lo sguardo indietro e rendiamoci conto di quanti dolori è stata sin’oggi sminata la nostra vita. Ancor bambine fummo strappate dalle braccia dei nostri genitori, i quali erano costretti a guadagnarsi il pane di ogni giorno, e portati in un asilo infantile fra una moltitudine di fanciulli, dove nessuno ci prodigava le carezze materne, dove nessuno ci asciugava le lagrime coi loro baci, dove solo udivamo la voce aspra della guardiana, che ci faceva tremare, poiché solamente ci chiamava per castigarci.

Più tardi ci portarono alla scuola, da dove, appena cominciammo ad imparare a pronunziar le sillabe, ci trassero senz’alcuna educazione positiva, prive di elemento intellettuale che dovremmo ottenere; perchè le necessità della famiglia ci reclamavano, tanto per lavorare, quanto per aiutare alle fatiche della vita.

Ma non finisce qui ancora il nostro calvario. Giovinette ancora, incoscienti della perfidia dell’uomo, sentiamo il primo palpito, il primo incanto, una sensazione soave riempe di giubilo il nostro vergine cuore, è l’amore; e fiduciose, sorridenti, crediamo nell’uomo dei nostri sogni della nostra fantasia, il quale, mal educato dalla società attuale, dalla istruzione corrotta, pessima, prepotente che ha ricevuto, ci considera strumento dei suoi capricci, della sua brutalità, ed abusa così dell’ingenuità della donna, ne approfitta di essa, e soddisfa la sua vana gloria e la sua bestialità.

Oh! se la giovinetta si marita coll’uomo che ama, non è per questo più felice di quella che è stata insultata e abbandonata, oh no! Deve essa pure essere strumento dell’uomo, sottomettersi alle sue brutalità, alle sue ingiustificate ingiurie, alla sua prepotenza. L’uomo è il suo padrone, comanda su di essa come carne da lui acquistata, perché un sacerdote stupido, e un apostolo dell’ingiustizia umana gli han permesso di farsela sua.
Ma spero, però, che le mie sorelle di sventura non saranno insensibili alle mie parole, perché sono la pura verità.

Credo che, come madri generose, non permetterete che i vostri figli siano educati colla falsa istruzione del sistema attuale, e che, al contrario, infonderete nei loro cuoricini la Verità, la Bellezza.
Spero che non insegnerete loro ad adorare un dio che non esiste, che è una menzogna; ma in vece di dio insegnerete loro ad ammirare la Natura.

Che non insegnerete loro di amar la patria, perché non è che una causa di carneficina tra fratelli, per il capriccio degli uni e la vanità degli altri; ed inculcherete loro il sentimento dell’amore a tutti i popoli.

Che non imporrete ai vostri figli, o madri, il matrimonio legale, perché non è altro che un patto d’interesse, un laccio odioso, come cosa sacra; ma parlerete loro, invece, dell’amor puro, naturale, di due cuori che si uniscono, dell’amor libero.

Che non insegnerete loro ad essere umili e sottomessi al capitalista, il quale li sfrutta giornalmente; ma ad esser fieri e dignitosi e a sottrarsi alla sua prepotenza, proclamando i loro diritti.

Così saremo certe che otterranno il benessere, la felicità e l’amore, perchè le loro madri avranno loro insegnato la via della Verità.

Intanto il sole declinava lasciando i suoi raggi luminosi nell’acqua, e io m’incamminavo, abbandonando il delizioso praticello per un cespuglioso sentiero, serrando al seno la mia bambina, col cuore pieno di speranza.

Poco dopo ancora sulla Questione Sociale c’è chi torna sull’argomento – probabilmente l’imolese Luigi Raffuzzi – lamentando che le donne in mezzo a noi che hanno saputo rompere la cerchia dei convenzionalismi […] sono rarissima eccezione, ci sono però gruppi a Paterson e a New York, altri in via di formazione. Come per risposta il Gruppo di Propaganda femminile di New York comunica:

Si è parlato fin qui assai di donne anarchiche ma il progresso delle idee in mezzo a loro non ha fatto a tutt’oggi che scarso e disagevole cammino per mancanza di propaganda metodica, regolare e progressiva. La ricerca di questi mezzi sarà oggetto della nostra prima riunione.

Si ipotizza anche la creazione di una Federazione Anarchica femminile.

Tra dicembre e gennaio 1902 Emma Golman, invitata, tiene conferenze sull’emancipazione della donna a New York, West Hoboken e Paterson. L’8 febbraio è Luigi Galleani a tenere a Paterson una conferenza sull’emancipazione della donna. La sera stessa un devastante incendio semidistrugge Paterson, che a breve giro di tempo è soggetta anche a un’innondazione.

Nonostante le difficoltà, il Gruppo Emancipazione della Donna di Paterson, che si riunisce tutti i giovedì sera, edita tre opuscoli: Alle figlie del popolo e Alle fanciulle di Anna Maria Mozzoni; Alle proletarie di Soledad Gustavo (Teresa Manè) e si propone di pubblicarne un quarto, Dialogo tra un borghese e suo figlio.

L’attività delle compagne, non subalterna a quella maschile, incontra forte reazione tanto che il 4 settembre 1902 il Gruppo femminile di Paterson si rivolge alla Questione Sociale con questa lettera:

Aiutarsi a vicenda non vuol dire tradurre senza ostentazioni nella vita quel sentimento di solidarietà su cui riposa l’ideale anarchico? Non è in questa solidarietà pratica che si tentano le iniziative e le funzioni più utilmente diverse si compiono fiduciose e vittoriose in quel mutuo appoggio che compensa ed utilizza tutta la scala delle energie e l’infinita varietà delle attitudini?
In disposizioni conformi di solidarietà e di benevola collaborazione noi speravamo quando, or fa quasi un anno, nel gruppo femminile Emancipazione della Donna ci disponemmo, coi poveri mezzi che erano a nostra disposizione, senza alcuna pretesa, a diffondere le idee comuni d’emancipazione dando speciale sviluppo a quella parte che ha più diretto rapporto colla nostra condizione servile, vilipesa, mortificante.
Dobbiamo aggiungere che se la bontà e la modestia delle nostre intenzioni furono riconosciute da molti buoni compagni che ci sovvennero di largo e fraterno incoraggiamento, non giunsero però mai a salvarci dalla persecuzione rabbiosa di molti eterni malcontenti i quali nelle nostre intenzioni non vedono che l’orgoglio, nei nostri atti non cercano che l’errore, nelle nostre parole … l’ortografia, e ci gratificano delle loro malignità, dei loro scherni, della loro assidua derisione d’uomini superiori.
Noi siamo modeste operaie in cui la fede ardente compensa il più delle volte la contrastata cultura della mente: dobbiamo rinunziare alla propaganda, alla discussione, a dirci pure anarchiche per mancanza di sufficiente cultura?
Coloro che hanno la critica facile e comoda non potrebbero correggerci, consigliarci, indirizzarci, quando, come è facile, possiamo errare?
E quest’opera fraternamente amorevole di solidarietà e di consiglio non tornerebbe, più che le caricature grottesche, a tutto vantaggio della propaganda, a maggior rispetto di quanti modestamente ma sinceramente cercano di giovarle?
Dica la QUESTIONE SOCIALE in proposito il suo modo di vedere e se noi abbiamo proprio tutti i torti a credere che l’emancipazione delle donne sia così direttamente subordinata alla libertà ed al rispetto di cui deve godere che mal vi provvedono e la censura sistematica e l’irrisione abusata.

La redazione risponde con una lunga riflessione:
Alle nostre compagne del Gruppo Femminile avviene – e forse non da ora – quel che di tutte le iniziative coraggiose, di tutti i movimenti d’indipendenza. Le prime urtano tutti gli antichi strati fossili delle abitudini conservatrici tra cui cercano aprire una via inconsueta ai secondi, ai bei movimenti d’indipendenza che sono come li rami per cui ascendono, linfe generose, l’abitudine e la coscienza della libertà.
Esse quindi dovevano prevedere che se attorno all’opera loro sarebbero convenuti solidali tutti coloro in cui la convinzione turgida cerca ogni giorno nuove arterie a più diffusa e più vitale circolazione, dovevano, per converso, contro l’opera loro schierarsi tutti i rachitici della fede denutrita, tutti gli ibridi, tutte le mezze coscienze, tutti i mezzi caratteri fino a coloro che a dispetto delle intenzioni povere e della boria facile, di carattere e coerenza non sanno che farne e non perdoneranno mai alle donne, sieno quanto vogliono compagne, di voler fare da sé.
Finchè a parlare di redenzione delle donne sono … gli uomini, magari di buona volontà, le cose procedono su per giù come per l’emancipazione dei lavoratori per cura dei capitalisti, vale a dire col massimo ordine e con risultati irrisorii: ma con grande soddisfazione dei mariti che non vedono turbato il pacifico possesso, dei cicisbei che continuano a dettagliare lo stok dei madrigali inaciditi, dei sornioni che continuano ad accaparrare, emancipata e b… rava donna sono tutt’uno e gabbano per solidarietà di sentimento la concupiacenza mandrillesca e la satiriasi morbosa del senso degenerato.
Ma il terreno diventa scabro non appena, emancipate dalle tutele più prossime cominciano a dissodarlo … le donne stesse con un ribelle sentimento d’indipendenza e coll’esercizio pratico di quell’azione diretta che raccoglie nei comizi tante simpatie e tanta corona d’oltraggi nella pratica e nella lotta come avviene appunto alle compagne nostre del Gruppo Femminile.
È mai possibile che la donna possa credere sul serio nella sua eguaglianza all’uomo? Si metterebbe essa dunque davvero a far della politica e della filosofia? Ma impazzano dunque ad illudersi di aver qualche cosa dalla … cintola in su? si domandano sbalorditi, inquieti, delusi, mariti, cicisbei e satiri che vedono d’un tratto minacciato e il pacifico possesso e il giulebbe dei flirts ed i raguots piccanti degli adulteri senza procedura. E vedono nero, resistenza in luogo di sommessione, fermezza sdegnosa invece di vanità sciocca e cervello in luogo di ... È un orrore, uno scandalo, una burla! La prima coalizione contro ogni movimento di emancipazione è subito costituita e vi danno contingente formidabile coloro che a blaterare erano stati i primi e più focosi concionatori, proprio come sono gelosi, in genere, d’una gelosia morbosa coloro che in fatto di amor libero professano il più esagerato e meno sincero scetticismo, come in fondo si rifugia il principio più rigido d’autorità presso coloro che ostentano le più arbitrarie teoriche d’autonomia individuale.
Cotesti contrasti dovevano a maggior ragione prevalere nell’ambiente locale ove a operare sono quei del Ponte a Rifredi, pochi e mal d’accordo, ove a discorrere sono molti e feroci ipercritici i quali non s’abbassano, schizzinosi, ad un’azione purchessia – non saprebbero donde incominciare – ma pei tentativi, per le audacie, per la costanza e per l’attività dei volonterosi che si ingegnano a fare il meno peggio sono di una implacabilità così inesorabile come la loro malafede. Le compagne del Gruppo Femminile si lagnano di veder derisi i loro sforzi, di non vedersi sorrette, indirizzate nelle probabilità facili dell’errore! Ma gli ipercritici a modo non si accorgono dell’errore, non hanno alcun bisogno di accorgersene. Se la loro intelligenza ed il loro temperamento consentissero un tale stato di giudizio, di discernamento di buona fede essi cercherebbero di far meglio rifacendo con profitto quello che altri tentò senza successo per l’altrui e certo con danno proprio. Non c’è da sperarlo finchè in loro l’impotenza fischia la forza, la poltroneria protesta contro il coraggio e l’ozio lazzarone contro l’attività feconda: le compagne nostre hanno torto a meravigliarsene e di dubitare del loro nobilissimo lavoro di propaganda; torto tanto maggiore che esse non potranno impedire mai agli idrofobi di perdere la bava né di ridere stupidamente agli idioti.

Non solo è di molto interesse questo scambio tra Gruppo Femminile e redazione della Questione Sociale, ma è anche uno scambio, pur non interpersonale tra Maria e il suo compagno Pedro, aderenti l’una al gruppo femminile e l’altro alla redazione della Q. S.

Sempre nel 1902 nasce Sirio, nel 1904 Iris, nel 1906 Flora. Negli anni 1901 – 1904 sappiamo che è morta una bambina alla coppia ma non possediamo alcun riscontro preciso.

Nel 1906 tutta la famiglia si sposta in Florida, a Tampa: lì ricordò più tardi Maria – dominava l'industria del tabacco, iniziò la persecuzione. Quando arrivò il camion della ditta incaricata del trasloco, gli inservienti scaricarono i mobili precipitosamente, andandosene in tutta fretta. Non c'era un mobile sano, tutto era fratturato, fatto a pezzi. Si vedeva subito che i danni erano stati fatti intenzionalmente: mucchi di opuscoli buttati in qualsiasi modo, collezioni pregiate di grande valore intellettuale e lettere intime di molti compagni erano sparite. Era evidente che le autorità della Florida non gradivano la presenza di Esteve. Successivamente il capitano dell'armata, che era anche segretario dei tipografi, prete di non so quale religione, e nel nome della pace dei cittadini (una specie di fascismo) impose al padrone della tipografia dove Pedro lavorava che lo licenziassero immediatamente. E una improvvisa e straziante notizia è pubblicata sulla Questione Sociale il 16 settembre 1906: Peter, il secondo figlio della coppia volle accendere da solo un fornello versandovi sopra per guadagnare tempo del petrolio. Non l’avesse mai fatto! Una detonazione si udì e il fanciullo fu trovato avvolto dalle fiamme da sua madre, Maria, accorsa sul luogo fatale ratta come il lampo. Le fiamme furono spente quasi istantaneamente dalla coraggiosa donna; i medici chiamati in tutta fretta prodigarono al piccolo malato tutte le cure possibili … ma fu tutto inutile; le scottature erano mortali. La continuazione dello scritto, nella riproduzione della testata a nostra disposizione, è illeggibile. A posteriori, a più riprese, si è parlato di un attentato contro Esteve per la sua attività anarcosindacalista, Maria stessa nel 1929 sostenne che l'accaduto restò nell'ombra dell'incomprensibile.Il dramma non piega la coppia che prosegue sia l’attività che la relazione; Esteve particolarmente segue le lotte dei lavoratori spagnoli e cubani e apre una tipografia: la Poliglota Press. Sempre in Florida nascono Pedro (1908) e Helios (1911). La loro casa è abitualmente luogo di incontro di tutti i compagni, senza distinzioni etniche, di lingua o di “colore”, sono sfrattati in particolare per la frequentazione dell'abitazione da parte di “neri di umili condizioni”: un proprietario dopo l'altro si negarono a darci alloggio, ricorremmo a stratagemmi per poter trovare un'abitazione. Tornati a Paterson nel 1911, Esteve fonda il periodico in lingua spagnola Cultura Obrera. Nasce, circa nel 1914, Zephys.

Nel 1920 la famiglia tutta - 8 figli - abita in affitto a Hudson, nel New Jersey. Tutte le domenica l'abitazione ospita le riunioni anarchiche.

In questi anni Esteve prosegue la pubblicazione di Cultura Obrera, fino al 14 settembre 1925, giorno della sua morte. Cultura Obrera prosegue le pubblicazioni fino al 1927, e sembra che a curarne la redazione partecipi anche Maria Roda, ma non possediamo documentazione a riguardo per poterlo affermare con certezza. Nel 1927 la testata riprende le pubblicazioni sotto il titolo Cultura Proletaria, sulla stessa, nel 4° anniversario della scomparsa, Maria scrive un ricordo su Pedro, anima grande e generosa. Il padre di Maria, Cesare, nel 1930 abita con la propria figlia Paolina a Paterson e secondo le fonti di polizia muore il 30 settembre 1932.

Nel 1940 Maria Esteve Roda abita sempre a Hudson assieme ai figli Sirio, Iris, Flora, Helios, Zephyr. In una tarda e scarna testimonianza il figlio Sirio la ricorda come appassionata di Stirner, con una certa vena mistica che la fece poi inclinare verso i rosacroce.